Manzoni: "Serve un patto di collaborazione della filiera moda"


La crisi - ha affermato Roberto Manzoni, presidente della Fismo-Confesercenti durante il suo intervento - non ha risparmiato la filiera della moda: nel corso del 2009 si registra una riduzione di 795 esercizi, tutti nell’abbigliamento.
Il fenomeno è complesso: continuano (+2,6%) a crescere le imprese più strutturate ovvero quelle che hanno più di un punto vendita (le cosiddette unità locali) ma si riduce il numero dei negozi singoli (sedi di impresa).
Gli esercizi al dettaglio di abbigliamento e calzature, poco più di 156 mila nel territorio nazionale, si trovano quindi stretti fra una crisi economica pesante e ormai lunga ed una domanda interna che non riparte. Il resto della filiera deve fare i conti inoltre con la spietata concorrenza internazionale e la crisi mondiale. Ecco perché la Fismo lancia una proposta di patto di collaborazione alla intera filiera della moda.
Ci sono terreni di impegno comune e solidale come quello di una migliore integrazione, di un più ampio scambio di conoscenze ed informazioni, della lotta alla contraffazione ed abusivismo. E ci sono anche terreni sui quali occorre intervenire per rendere più chiara la distinzione fra i ruoli di produzione e quelli di vendita.
Ma c’è per la Fismo soprattutto un interesse comune a rivendicare presso Governo e Istituzioni parità di trattamento con gli altri comparti economici a cominciare dagli incentivi per l’innovazione, per proseguire con una maggiore promozione della formazione degli operatori anche a garanzia della qualità dei prodotti e quindi a maggiore tutela dei consumatori. La liberalizzazione introdotta dieci anni fa mostra alcune “crepe” che hanno bisogno di manutenzione: c’è bisogno di tornare ad una professionalità più elevata in particolare degli operatori alla vendita: troppe persone hanno aperto negozi senza avere le conoscenze adeguate mettendo a rischio i propri risparmi e patrimoni e quelli delle proprie famiglie dovendo poi chiudere perché non in grado di reggere la sfida del mercato. Dunque va data risposta ad una esigenza di più adeguata formazione che deve diventare requisito fondamentale per chi intraprende una attività di questo genere. Basta con il dilettantismo che produce centinaia di chiusure e gravi danni sociali.
Formazione ma anche incentivi: se settori produttivi come l’auto o come quello dell’energia hanno diritto ad essi per innovare e garantirsi un futuro nel mercato mondiale ed interno vale la pena di chiedersi il perchè lo stesso trattamento non debba valere anche per le imprese del settore moda che hanno garantito per anni non solo occupazione ma anche reddito, non solo l’accrescimento del Pil, ma anche la valorizzazione all’estero del sistema Italia. Cosa sarebbero le più belle strade delle grandi metropoli italiane e straniere senza le vetrine del made in Italy?Certamente un concorrente sleale e pericolo per la filiera è rappresentato dal fenomeno della contraffazione.
Sull’intero giro di affari il sistema moda pesa per il 60%.
La Fismo considera importante che si trovino strategie unitarie per fronteggiare questa vera e propria emergenza: a partire dal certificare di comune accordo l’origine dei prodotti per determinare una precisa tracciabilità. Ma con buon senso e pazienza si possono ricercare convergenze anche sulla “mission” degli outlet da riportare nel rispetto di una normale e chiara concorrenza con il resto del sistema commerciale regolamentando meglio la materia.Ed ancora si può lavorare per ridare ai saldi la loro vocazione originaria: una gran parte degli imprenditori che la Fismo ha avvicinato chiede una normativa che preveda ad esempio una unica data di inizio, lo slittamento del periodo solo a fine stagione e non nel cuore di essa, una diversa regolamentazione delle vendite promozionali. Ma un segnale nella direzione di una migliore e più incisiva cooperazione della filiera moda viene anche dal Premio moda 2009 che la Fismo consegna quest’anno per la prima volta. Il premio Moda 2009 va alla Brioni, azienda che ha mantenuto la produzione nel nostro Paese, un dato da valorizzare anche se non vuol dire disconoscerne le regole del mercato internazionale. E questa motivazione sarà centrale anche nell’individuazione dei prossimi vincitori di questo Premio”.